Copywriting e lingua sarda: perché se posso scrivere in italiano

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Copywriting e lingua sarda

Se vuoi sapere perché dovresti comunicare col tuo pubblico in lingua sarda quando potresti farlo in italiano, con più semplicità e in maniera più chiara per tutti, sei nel posto giusto!

In questo articolo su Copywriting e lingua sarda: perché se posso scrivere in italiano, esploreremo i motivi per cui comunicare anche in lingua sarda può essere vantaggioso se hai un progetto radicato in Sardegna e nel suo tessuto sociale.

Un po’ di storia sulla lingua sarda

Il sardo è una lingua romanza, ossia una lingua che deriva dal latino. Si è sviluppato attraverso secoli di storia ed è stato influenzato dalle varie dominazioni e culture che hanno occupato la Sardegna.

Il sardo medievale

In epoca bizantina:

  • in Sardegna convivevano tre lingue: il latino, il greco e il volgare sardo. Quest’ultimo doveva quindi confrontarsi con le altre due lingue, tra le quali il greco rappresentava la lingua più importante, sia sul piano politico che istituzionale;
  • la politica linguistica dell’impero cercava di favorire le lingue locali;
  • l’influenza del greco sul sardo non riguardava esclusivamente le alte sfere sociali e l’amministrazione, ma anche le sfere della vita pratica e agro-pastorale. Inoltre quest’influenza si esercitava sia in maniera diretta, ossia mediante il trasferimento di voci lessicali dal greco al sardo, che indiretta, ossia attraverso la formazione di nuovi termini a partire dalle strutture della lingua greca.

I primi documenti scritti in sardo risalgono all’XI secolo, ma si ritiene che la scrittura volgare venisse utilizzata già da prima.

A proposito della Sardegna medievale, Ludovico Muratori affermava che i Corsi e i Sardi avessero iniziato ad utilizzare la lingua volgare negli atti pubblici prima degli Italiani.

Il Sardo ha elaborato una sua lingua documentario-istituzionale a partire dal suo volgare parlato e con poco, quasi nullo, apporto di un Latino “sostenuto“, aulico e formale. […] il Latino non costituiva modello per il Sardo, anche se esso doveva pur essere conosciuto e, magari forse pure, con una certa finezza. Ma il Latino restava, con ogni probabilità, lingua altra rispetto al volgare Sardo, il quale man mano andava diventando lingua sarda. E ciò, come si diceva, per il fatto che fra le due, fra il Latino e il Volgare, si intrometteva il Greco a far da schermo all’autorevolezza del Latino e a impedire quella centralizzazione romana, culturale e linguistica, che invece vigeva e agiva nell’Occidente europeo.

Maurizio Virdis, La Sardegna e la sua lingua: Studi e saggi

La dominazione spagnola

Il dominio spagnolo in Sardegna inizia nel 1324, anno in cui gli Aragonesi conquistano Cagliari, sottraendola ai pisani.

Si conclude nel 1720 quando, dopo la fine della guerra di successione spagnola e il breve periodo in cui l’isola fu sotto l’influenza austriaca, la corona del regno di Sardegna passa nelle mani dei piemontesi.

Durante questa fase l’apporto linguistico delle due lingue iberiche, il catalano e il castigliano, fu quasi esclusivamente lessicale.

L’influenza italiana

L’influenza dell’italiano é ascrivibile al periodo che va dall’XI al XIV secolo, epoca in cui la Sardegna entra in contatto con le repubbliche marinare di Genova e Pisa.

Si rafforza nella seconda metà del XVIII secolo per diventare sempre più intensa tra il periodo risorgimentale e la seconda guerra mondiale.

La questione della lingua sarda

In epoca medievale la lingua sarda era impiegata nella sfera giuridica e nella produzione documentaria e amministrativa.

Nonostante si registrasse un buon uso della lingua catalana, soprattutto negli ambienti e nei ceti nobiliari e urbani, la lingua sarda veniva parlata da tutta la popolazione.

[…] nel 1557, in Sardegna si parla la llengua antigua del regne,dando così al Sardo una certa qual patente di dignità e di importanza. Nel 1565 il Parlamento riunito dal viceré Àlvaro de Madrigal chiede che gli statuti di Iglesias e di Bosa, ancora redatti solo in Italiano, vengano tradotti in una lingua del regno, ossia in Sardo o in Catalano, e riconosce così una implicita dignità al Sardo, anche se poi la scelta si orienterà, ovviamente, in direzione catalana.

Infine è ancora da ricordare che alla fine del secolo XVI si pose la questione di quale dovesse essere la lingua veicolare dell’insegnamento superiore in Sardegna, il Sardo o lo Spagnolo, con successiva e anche qui ovvia opzione per lo Spagnolo.

Né va dimenticato che in Sardo è scritta e letta la Carta de Logu, legge di principale riferimento dei Sardi, e la cui vigenza si protrarrà fino ai primi decenni del secolo XIX, quando sarà sostituita, nel 1827, dal Codice feliciano.

Maurizio Virdis, La Sardegna e la sua lingua: Studi e saggi

  • La questione della lingua si afferma in Sardegna, in modo consapevole, nel XVI secolo con Gerolamo Araolla che proponeva l’utilizzo della lingua sarda come lingua letteraria.
  • Ma è Matteo Madao che nella seconda metà del XVIII secolo affronta la questione della lingua sarda in senso moderno. Tra le altre cose riconosce che la promozione della lingua sarda non potrà essere d’ostacolo all’apprendimento e all’uso di altre lingue, primo fra tutti l’italiano, e che non sia un problema l’esistenza di varianti all’interno del sardo.
  • Nel XVIII secolo, la Sardegna inizia a sviluppare una coscienza nazionale, individuando la lingua sarda come elemento unificante.

La lingua come simbolo di identità culturale

Il sardo rappresenta non solo un mezzo di comunicazione ma soprattutto un simbolo di identità culturale.

La lingua mette in relazione l’uomo col mondo e dunque con la società. La lingua è lo strumento che serve per esprimere sentimenti, desideri e esigenze buone e cattive, è lo strumento che permette di ritrovarti in casa quando sei lontano e che ti permette anche di mostrare chi sei quando sei in casa d’altri.

Fabio Usala, Sa lìngua de Casteddu: chistionai e scriri

L’utilizzo della lingua sarda non solo preserva la cultura locale ma crea un forte legame emotivo con il pubblico sardo.

Il ruolo della lingua nella società

In Sardegna, il sardo non è solo un mezzo di comunicazione ma un pilastro dell’identità culturale e sociale.

La lingua, infatti, gioca un ruolo fondamentale nella costruzione dell’identità individuale e collettiva.

Utilizzare il sardo nei tuoi progetti di copywriting può rafforzare l’identità culturale e sociale dei tuoi contenuti.

Diritti Linguistici

L’Articolo 16 della DICHIARAZIONE UNIVERSALE SUI DIRITTI LINGUISTICI – Barcellona 1996 – afferma che

Ogni membro d’una comunità linguistica ha il diritto d’utilizzare la propria lingua nei rapporti con i pubblici poteri e di sentirsi rispondere in questa lingua. Questo diritto s’applica egualmente nei rapporti con le Amministrazioni centrali, territoriali, locali o sovraterritoriali competenti sul territorio ove questa lingua è propria.

Situazione attuale in Sardegna

Alla Sardegna è stato negato l’uso ufficiale della lingua sarda nella scuola, nella pubblica amministrazione, nei media.

Nonostante il sardo sia tutelato a tutti i livelli amministrativi, dall’Unione Europea passando per lo stato italiano (leggi e Costituzione), per arrivare alla Regione Autonoma di Sardegna (RAS), la quale nel 2018 ha perfino promulgato una legge nuova, la 22, che per la prima volta nella storia dell’autonomia ragiona in termini di politica linguistica, attualmente non gode di buona salute. È assente a scuola, nella televisione di massa e nelle radio più seguite, nei giornali e per questo é assente perfino nelle piazze della città.

Fabio Usala, Sa lìngua de Casteddu: chistionai e scriri

Copywriting e lingua sarda perché se posso scrivere in italiano_SILVIA SCHIRRU – COPYWRITER FREELANCE

Il Sardo come lingua minorizzata

Partendo da queste premesse, possiamo affermare a ragione che il sardo è una lingua minorizzata e non minoritaria, come invece si è soliti definirla.

Mentre con lingua minoritaria, infatti, ci riferiamo al numero relativamente basso di parlanti, con lingua minorizzata identifichiamo una lingua emarginata, perseguitata o vietata, quindi discriminata.

Influenza dell’italiano e diminuzione dei parlanti

Ma purtroppo un concetto non esclude l’altro, perché in Sardegna, l’influenza dell’italiano come lingua dominante, ha determinato anche una diminuzione del numero di parlanti, soprattutto tra le generazioni più giovani, ma anche in quelle più anziane, e nelle aree urbane dell’isola.

Attualmente il sardo è parlato quasi esclusivamente nei contesti informali e non é scontato che si parli nei contesti familiari e amicali.

La notizia positiva è che, sebbene non sia più diffuso come in passato, il sardo non è più associato a valori negativi.

Resistenza culturale e trasmissione intergenerazionale

Nonostante le tante difficoltà sempre più sardi, orgogliosi della loro identità, parlano il sardo con i propri figli, per permettergli di riappropriarsene, garantendo la trasmissione intergenerazionale della lingua.

Questo non è solo un atto di resistenza culturale, ma anche un modo per mantenere vive le sfaccettature uniche della nostra identità che la lingua italiana non può trasmettere.

Benefici del bilinguismo

Gli studi scientifici dimostrano come il bilinguismo, oltre a migliorare le capacità cognitive e l’attenzione selettiva, sia utile per facilitare le relazioni e migliorare la capacità di percepire e raccontare un luogo.

Essere esposti a più lingue sin dalla più tenera età può avere effetti positivi significativi.

[…] già alla nascita i bambini esposti a più di una lingua sembrano essere in grado di differenziare e apprendere queste ultime spontaneamente ed efficacemente. In altre parole, grazie alla sua plasticità, il cervello ha la massima ricettività nei confronti del linguaggio nei primi anni di vita, essendo in grado di gestire due o più lingue simultaneamente fin dalla nascita. Inoltre, il livello di competenza raggiunto in una lingua, soprattutto nei suoi aspetti fonologici e morfosintattici, è fortemente correlato con l’età di acquisizione. Quindi, sebbene un’educazione bilingue o plurilingue precoce sia ancora oggi prassi piuttosto insolita in diversi paesi e in particolare in Italia, risulta chiaro che l’immersione in una o più lingue straniere dovrebbe avvenire in età precoce, durante l’asilo nido o la scuola dell’infanzia.

[…] I soggetti bilingue hanno una miglior capacità di portare a termine le attività in modo più rapido ed efficace, proprio perché sono in grado di distinguere, attraverso le capacità attentive, le informazioni irrilevanti da quelle salienti, focalizzando l’attenzione su queste ultime, essendo maggiormente in grado anche di superare i cosiddetti conflitti cognitivi che si presentino nella risoluzione dei compiti, in cui si presentano informazioni tra loro discordanti.

Claudia Benazzi, Bilinguismo in età evolutiva

Esperienza personale

La mia passione per la lingua sarda ha radici lontane.

Sono cresciuta in un paese di poco più di duemila anime, al centro della Sardegna e sin da piccola sono stata immersa nel bilinguismo.

I miei nonni e i miei genitori mi parlavano in italiano mentre tra loro parlavano il sardo.

Se l’italiano è la prima lingua che ho parlato, il sardo è sicuramente la prima che ho sentito.

Da bambina notavo che i miei nonni facevano sempre un grande sforzo per parlare l’italiano, perché di fatto loro pensavano in Sardo, e quindi ho iniziato anche io a parlare la lingua sarda.

Da parlante ad appassionata il passo è stato breve.

Progetti e collaborazioni

La mia passione per la lingua sarda e per i ricordi mi ha spinto a collaborare con la Biblioteca di Sardegna e l’Editoriale Documenta come curatrice del libro Raccontando Orroli (in corso di edizione): ho intervistato gli anziani del mio paese e trasformato le interviste in racconti in prima persona.

Sebbene il libro sia in italiano ho parlato con loro in sardo, e questo mi ha permesso di instaurare con loro una relazione profonda, creando una comunicazione più sincera e naturale.

Queste collaborazioni hanno rafforzato la mia convinzione sull’importanza del copywriting in lingua sarda per preservare e promuovere la nostra cultura.

Il vantaggio di usare il sardo nei progetti radicati in Sardegna

Per chi ha un progetto radicato in Sardegna e nel suo tessuto sociale, utilizzare il sardo non solo arricchisce il progetto, ma lo connette in modo più profondo con il territorio, i suoi abitanti e la sua cultura, trasmettendone appieno l’essenza e creando un impatto duraturo e significativo.

Perché il sardo non è solo una lingua ma è soprattutto identità. Identità di un luogo, la Sardegna, e di un popolo, i sardi, ricchi di sfaccettature che sono difficili da trasmettere attraverso l’utilizzo della lingua italiana.

Parlare sardo perché la lingua è essenzialmente voce, con una sua identità sonora, unica e inimitabile. Voce originaria che non può essere sostituita né tradotta. Perciò diritto inalienabile dell’uomo. Quella voce si sprigiona dal tutto il corpo e lo riempie di eros. Veicola il canto, il pianto, la preghiera, secondo il suo tono secondo il suo timbro. La prima risonanza della venuta al mondo, l’ultima eco dell’addio.

[…] La lingua sarda è diversa dalla lingua italiana, non per i significati delle parole, ma per la diversa immagine acustica.

[…] Ciascuna lingua esprime un modo diverso di parlare con Dio, di parlare con gli uomini. È questa la ricchezza delle lingue. Quanto sarebbe povero il mondo se parlassimo una lingua unica! Ciascuna lingua parla diversamente la realtà e la ristruttura a suo modo secondo la propria identità, secondo la propria arte.

[…] La lingua è “il primo modo di dare e ricevere identità”, luogo del riconoscimento e dell’identificazione. Se muore una parola, muore una stella, se muore una lingua si spegne un firmamento.

[…] Parlare in sardo perché è una lingua bella nella sua melodia e nel suo ritmo, perché è ricca e complessa nella sintassi e nelle figurazioni retoriche, contrariamente a quanto ci è stato detto di una lingua povera e rozza, piuttosto plebea e rurale per la sua origine agro-pastorale.

Bachisio Bandinu, Domani è un altro mondo

Spero che questo articolo su Copywriting e lingua sarda: perché se posso scrivere in italiano ti sia stato utile, ma ricorda che non potranno sostituire il lavoro di una professionista che saprà comunicare il tuo progetto in modo chiaro ed efficace.

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Consenso

Silvia Schirru - copywriter freelance_Servizi_HOME_1

Silvia Schirru

Copywriter

Sin da piccola ho sempre amato scrivere ma solo da adulta ho realizzato che è ciò che mi riesce bene senza sforzi.
Come un telaio, creo testi per imprese e attività al femminile che vogliano farsi conoscere e connettersi con il proprio pubblico.

Ho iniziato a lavorare in ambito teatrale e musicale nei primi anni 2000 occupandomi di organizzazione, progettazione, fundraising, crowdfunding e promozione.

Prima che per il web ho iniziato a scrivere per la carta stampata, creando progetti, comunicati stampa, testi per brochure e programmi di sala.

Dopo che sono diventata mamma, ho deciso di convogliare la mia esperienza ventennale in un’attività che mi permettesse di conciliare lavoro e famiglia.